Interviste

Salone di Torino/ Sabrella Sant’Atroce spiega la sua provocazione

VENERDÌ, 9 MAGGIO 2014 – 16:40:00

IL CASO "Non sono mai stata invitata dal Salone, e non ci sono mai stata. Mi sarei accontentata anche di un invito minore nel Tinello o nello Sgabuzzino ma niente. Non che mi interessi ricevere un invito scritto, mi sarebbe bastato anche un colpo di telefono, un sms, anche un messaggio su WhatsApp sarebbe andato benissimo, la verità è che in Italia sono una grande esclusa dal mondo del libro (non che all'estero qualcuno mi fili)". La scrittrice, che in rete ha pubblicato una foto accompagnata dal messaggio "Dedico le mie tette al Salone del libro di Torino", spiega la sua ultima provocazione.

 

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Intervista alla scrittrice Sabrella Sant’Atroce

“Che poi cos’è il dolore se non l’apostrofo marrone sulla parola m’erda? Perché m’erda in fondo è il frutto del mio corpo quello che mi appartiene ed è più utile in questi campi disseminati di fiori in questa triste stagione che è la primavera. La natura … che cosa orrenda, io amo il cemento che pietrifica i tuoi desideri nel tuo sesso che si rafforza ed entra prepotentemente nel mio corpo, mi sbatte e mi rivolta, muoio e vivo, muoio e vivo vivo e muio …  e intanto mi faccio un caffè” 

Signora San’Atroce il suo romanzo “Il risveglio della penitente ansiosa” è semplicemente stupefacente, si avverte un continuo mestamento di sensazioni che vanno dall’eros al pentimento, dal misticismo svizzero fino alla rabbia delle popolazioni indigene della Patagonia centrale.  Ci parli di com’è nata l’idea, da dove ha preso l’ispirazione

Io non ho idee, le idee sono così banali, ovvie, sono per persone prive d’idee. Io vivo a fatica respirando il catrame delle vostre ipocrisie sintattiche e quando voi, ordinari oppressori di menti opprimibili, andate all’Ikea il sabato pomeriggio, in compagnia delle vostre famiglie infestate di pubblicità occulte surgelate nei freezer dei centri commerciali dei vostri cervelli,  io scrivo e vi rivomito addosso quello che mi rigettate usando il mio sesso per esprimere l’inquietudine trascendentale che accerchia i vostri parcheggi.

Ogni volta ci lascia esterrefatti. Nel suo ultimo romanzo la protagonista viene folgorata dalla figura di una donna misteriosa, una martire che ha preferito offrire le sue ginocchia pur di non cedere alle lusinghe di una vita normale distribuita fra ufficio e famiglia. Questo ci ricorda la  mistica alla quale fa spesso riferimento nella sua vita Santa Rita S’Accascia.

Santa Rita S’Accascia per me è più che un riferimento, una donna che ha preferito non piegarsi alla tirannia sciovinista precartica  offrendo le sue rotule all’umanità per sostenere che Dio non sta in cielo né in terra ma cade in ginocchio,  un Dio amputato che appunto s’accascia a terra. Non potendo io contemplare il misticismo della privazione organica,  ho optato per una forma trascendentale di meditazione transitiva, ho scelto di liberarmi dalle costrizioni amputando tutti i miei reggiseni dei relativi ferretti.  L’estasi che ne ricavo è simile al fraintendimento metatarsico frapposto alla menta  dei cioccolatini inglesi di stile pre Vittoriano, specialmente se l’amputazione di tali elementi coercitivi avviene al buio con cesoie da giardiniere. L’eccitamento che ne ottengo ripaga di ogni sacrificio alveolare.

Nel suo libro lei fa dire ad un suo personaggio: “Il gorgonzola salve le anime”. Il mondo caseario è un elemento spesso presente nei suoi romanzi, come la morte. Ci parli del suo rapporto fra questi elementi.

Il formaggio rappresenta  il grasso delle vostre flaccide pance accresciute nell’opulenza di una vita balena i cui flutti infrangono le anime più pie e  misericordiose, ed è questo mondo caseario  che risucchio nelle mie opere e che sublimo con la morte sua, ovvero insieme alle pere, stando attenta a mantenere il segreto verso  chi semina e zappa la terra .

Lei è molto ammirata, specie fra gli adolescenti e gli angosciati di tutte le età, ci spieghi il segreto del suo successo

Non ci sono segreti, chi legge i miei libri vive e soffre con me. Questo mondo è un mondo contaminato da letame e noi lo percorriamo privi di difese calzando solo sandali. E’ questo l’amaro destino a cui tutti prima o poi andiamo incontro. Poggiare le piante e sentire scivolare la base, l’effluvio che si spande durante il nostro percorso ci riporta ad un’essenza fatta di materia deteriorabile e questo i miei lettori lo sanno.