L’amore ai tempi della balera

Era da tempo che non uscivo la sera
per andare in balera
incontrare
 facce da galera
in cerca
di quella evasione
che stimola l’emozione

in questo mondo rotondo
nefando e tremebondo, James Tremebond. 

Nel mezzo del camin della mia via non trovai lo spazzacamin, neanche Selva la O’ Scura, ma tanti camionisti che mangiavano fish and chips chips du du du du dù, ci bum ci bum bum, du du du du dù. Era un giorno grigio piombo come tanti di questa stagione umida come è umido il mio cuore che non sente più quell’eccitante tremore del sesso e dell’amore.
Novembre è un mese buio, freddo, piovoso,
affascinante come un uomo col riporto in sottoveste, intenso come una vecchia puntata di Medicina33 con Luciano Onder, Onder su Onder.
Difficile rompere la monotonia di una giornata uggiosa di battistiana memoria, pregavo intensamente, con il corpo e con la mente, la mia nuova mistica di riferimento Madre Maria Lines Consuelo Pilar de  Pañales affinché mi regalasse quel magnifico turbamento che attendevo ormai da tempo.
Avevo così deciso di andare a caccia ma le lepri mi fuggivano, i cinghiali mi grugnivano ed essere iscritta alla Lipu sottolineava ancora una volta la mia incoerenza, pensare che vivresti benissimo anche senza. Mi decisi per il ballo ballo ballo da capogiro, ballo ballo ballo senza respiro ed entrai in quel locale sulla sedicesima strada che detta così pare figo ma che in realtà era semplicemente via Attilio Regolo Calcolatore.
Mi accinsi una sigaretta e mi accesi al bancone del bar, c’erano uomini e donne e Maria de Filippi, tutti intenti a gridare fra l’oro e l’argento di cui il locale era ricoperto e fra loro proprio loro. Avrei voluto sentire solo la musica del silenzio ma non c’era la tromba militare, neanche quella borghese. Il DJ attempato metteva un liscio dopo l’altro che scivolava come l’olio di palma delle nostre bufale di prateria.
Mi si avvicinò un tipo sulla cinquantina che pareva un quarantenne sulla trentina un po’ attempato.
Mi cinse la vita e mi fece rimanere senza fiato, ballava come John Travolta nel post febbre del sabato sera, infatti era pieno di strascichi.

Non era bello, non era brutto, non so neanche se era un qualcosa, ma forse l’alcol mi aveva giocato un brutto scherzo e quindi mi abbandonai a lui senza neanche chiedergli niente sui formaggi.
Ricordo poi la sua casa, il suo letto disfatto e noi intenti in ginniche manovre.
Tornai a casa distrutta, non ricordo più se avevamo fatto sesso o altro ma mi ritrovai iscritta alla sua palestra.

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