DI CACI ESPOSTI E SALUMIERI DEL NORD EST

Ero arrivata per caso in quel negozio gironzolando per le vie di una città che a stento riconoscevo a causa del traffico e del logorio della vita moderna, mi sentii subito attratta da quella vetrina che metteva in bella mostra lo Scoparolo dell’Antica Cascina, il Roquefort,  i salumi  felini  miao e almeno  7 delle 50 sfumature di Gorgonzola.  Ero già eccitata prima di varcare la soglia e quando entrai all’interno e vidi quel ricco bancone e il banconiere così fornito  non stavo più in me, alla vista del salumiere avvertii le mie inibizioni vacillare.  Com’era bello con quel corpo possente e le sue deliziose setole scure che rigogliose s’intravedevano dal suo camice bianco, era come un Dio greco veneto che con dovizia tagliava il grana offrendo assaggi alle sue acquirenti che come galline in un pollaio lo riempivano di attenzioni e coccodè. Volevo quell’uomo in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi solo per me, già pregustavo un incontro intimo con la sua vetrina ricca di delizie e con le sue grazie ricche di maschia seduttibilità, ma dovevo aspettare che di rimanere sola con lui.  Avevo iniziato a tessere la mia tela mentre il  salumiere serviva le sue clienti, ad ogni ordinazione lo guardavo dritto negli occhi, ad ogni provola lo provolocavo aprendo sempre più la scollatura del mio completino in latex,  per ogni forma che lui intagliava io mettevo in mostra le mie forme. Il tempo sembrava non passare mai e io pregavo Santa Rita S’Accascia affinché il negozio si svuotasse e rimanessimo soli, fu così che fra un pensiero erborinato e un altro piccante giunse il momento del nostro tempo. Voi omuncoli e donnuncole dai bassi profili non potete capire il piacere per me di rimanere sola col droghiere.  Lui, giunonico come solo Giunone poteva essere  se fosse stata un uomo macho macho man e io, che sono una donna, ma che non sono una santa, ci trovavamo soli in quella immensa drogheria senza cannabis o marija. Si offrì subito di farmi assaggiare le sue specialità, le mie gliele avrei fatte assaggiare più tardi. Cominciò così a parlarmi della produzione locale, offrendomi di tanto in tanto piccole porzioni da degustare direttamente dalle sue grandi dita. Ogni volta che mi sporgevo sulla sua vetrina lui era dietro di me a farmi sentire la sua maschia presenza mentre mi chiedeva nel dettaglio cosa io desiderassi.  La nostra voglia si tagliava come una forma di pecorino con un coltello di ceramica giapponese comprato a Taiwan, in meno di un attimo lui aveva serrato il suo negozio da eventuali presenze indiscrete e aperto la sua bottega in esclusiva per me. Com’era dolce il suo emmenthal ci cui con sapienza mi deliziava e com’era dura quella sua parte salumiforme che sporgeva dal suo camice e si strusciava a me. Ci lasciammo andare ai dolci baci e languide carezze mentr’io fremente le belle forme discioglieo dai veli, mi guidò dall’altra parte facendomi appoggiare sul bancone mentre m’illustrava i segreti del pecorino di fossa. Ci amammo fino allo sfinimento tra caci audaci e i profumi di salumi. Non avevo mai conosciuto un uomo così dotato di una cultura casearia come la sua, non avevo mai conosciuto nessun uomo così dotato di una tale vasta scelta di formaggi e di affettati, non avevo mai conosciuto un uomo così dotato.
Sentii finalmente di aver trovato ciò che sempre avevo desiderato: l’amore e il piacere del cacio e del salumiere.

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