Io caciara e lo scuro

Ho sempre preferito le sale da biliardo a quelle da tè, amo i luoghi dove si ritrovano i maschi innamorati come me, i maschi innamorati come te, quali emozioni, quante bugie, ma questa notte voglio fare le pazzie. Voi, piccoli umanoidi sterili di borgate alitanti spifferoidi sintassi asfittiche, non sapete quanto sia bello godere del meraviglioso acre odore di una sala da biliardo che sa di sigari e sudore, stecche e amore, gioie e dolore, teflon luccicante, eccitazione costante.  Adoro osservare i perdenti che s’incazzano e le balle ancor gli girano, la loro frustrazione crea in me un’emozione che mi pervade nel mio intimo c’è Chilly. Sarà per la mia insana passione per i formaggi, sarà la nostalgia, sarà che l’estate vola via, ma quando osservo un uomo incaciare la sua stecca divento libidinosa.

Ero venuta a conoscenza dell’esistenza di un individuo sfigato che si aggirava nelle sale da biliardo clandestine, sapevo che si poteva trattare del mio amante perduto Alessandro Barrique. Non lo vedevo da anni ma pensavo spesso a lui, al suo odore di bourbon e montasio, alla sua intolleranza al lattosio, al suo mestiere di scrittore ormai andato a puttane, alle puttane che si erano date alla scrittura con risultati migliori dei suoi. Lui era stato il mio grande amore, con Alessandro avevo pensato davvero di diventare una donna fedele al suo uomo e ad un unico formaggio, ma poi le nostre strade si erano divise, forse per una frana, io ero rimasta a casa mia a far la baby sitter ai due piccoli mocciosi elvetici, lui si aggirava a nord sud ovest est, forse quel che cerco neanche c’è, otto otto tre civette sul comò e io avevo voglia di far l’amore con la stecca dello scrittore, lo scrittore si ammalò ambarabà ciccì coccò, cocco bello, cocco fresco, non è che mi diverta molto. Divergevano i miei pensieri entrando dalla testa al cuore, dalle mie sinapsi fino al mio sesso pronto e il seno gonfio come Maria Sole decantava. Avevo girato tutta la notte fra le varie sale da biliardo in cerca del suo sguardo maliardo, mi stavo quasi per arrendere quando, fra fumi e afrori vari, lo scorsi mentre sistemava il gommino sulla sua asta. Lo guardai, mi guardò, ci guardammo intorno, intorno guardavano noi, una manna per gli oculisti, lui rimase senza parole parole parole. La voglia di corrergli incontro per gridargli ti amo ricominciamo era tanta, ma rimasi impassibile, pur traboccante di desiderio e di tette a causa di un reggiseno troppo stretto. Aspettammo che gli ultimi giocatori fossero usciti dalla sala svegliati è primavera, ci avvicinammo e ci baciammo senza dirci niente, sentivo che il suo desiderio era grande, insomma o era il suo desiderio o la bottiglietta di whisky che si trovava nella tasca dei suoi pantaloni. Mi prese e facemmo l’amore sul tavolo verde, l’estasi fu subitanea e questo mi ricordò perché la nostra storia si era interrotta. Il nostro sesso si consumò così velocemente come una decisione di Civati. Forse era questo l’addio che dovevamo darci, il cerchio che si era forse chiuso, però fosse stato un addio un po’ più lungo e duraturo sarebbe stato meglio,.

 

 

 

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