Io, lui e il grana che ingrana

Odio prendere i mezzi pubblici, ma a volte ci sono costretta, un po’ perché i mezzi privati costano, un po’ perché non ho proprio mezzi. Piuttosto adoro uscir dalla brughiera di mattina dove non si vede ad un passo, passeggio, penso, penseggio e guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’. Quel giorno, ricordo che era quasi l’una (l’una!), dovevo assolutamente recarmi in una città vicina dove si svolgeva un occasionale mercato di formaggi biologici organici fantasmagorici aromatici e non volevo perdere l’occasione di poter godere di quella casearia profusione. Presi il treno che parte alle 7:40, il traffico era lento in quell’ora di punta, entrai in uno scompartimento, sedetti con le mani in mano accanto ad una signora con le braccia piene di sacchetti dell’upim e mi misi ad osservare i bipedi quando scorsi con lo sguardo due grandi occhi azzurri striati come il Bleau Stilton, occhi che sanno parlare e che ti prendono così e ci fanno ragionare sul percorso della vita, sulla nostra storia infinita, occhi che sanno cercare anche quello che non c’è. Immediatamente fra di noi si accese quell’emozione come in una canzone, es un sentimento nuevo che mi tiene alta la vita, la passione nella gola, l’ eros che si fa parola. Non c’era tempo, non potevamo spogliarci là sul treno e far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, anche perché appunto eravamo in treno e la signora con le borse della spesa non era disposta a spostarsi. Scrissi su un foglietto il mio indirizzo e prima di scendere dal treno glielo misi in mano dicendogli: “Ti aspetto stasera all’ora di cena”. Lui mi fece cenno con la testa di si, sorrise, non sapeva che sarebbe stato lui la portata principale del mio pasto .
Dopo la mia gita al mercato, dove avevo trovato dell’incendiario grana padano della Rozzemilia, tornai a casa, mi feci una doccia, mi vestii con il mio solito completino sobrio di LaTeX e fustagno, misi il vino a respirare piano per non far rumore, e misi sul tavolo una tovaglia di seta nera che porta via, che porta via la via. Lui arrivò puntuale come la pioggia alla fine del ciclo della lavatrice, era ancora più bello di quanto pensassi. Tentò di dirmi qualcosa, ma lo zittii con un bacio e portai le sue mani sopra le mie abbondanti tette. Voi persone inutili, gente che non riesce a vivere, che non mostra i denti e i muscoli, che si arrende prima o poi, non potete capire quanto possa rimanere un uomo al tocco delle mie pere. Le parole rischiavano di interrompere la tensione erotica e io eroticamente ero molto tesa. Lo spogliai, lo guardai, sembrava un angelo, mi stringeva sul suo corpo, mi donava la sua bocca. Sentivo il suo sesso premere forte contro di me, ma prima di arrivare all’amplesso lo volevo sottomesso. Lo feci distendere su tavolo della cucina, aveva un bel corpo piuttosto glabro, era perfetto per il mio scopo, presi il gran fresco e cominciai a grattarlo su di lui. I fiocchi di formaggio cadevano come neve delicata lungo le sue gambe, sul suo petto, sul suo sesso, come un dolce solletico. Abbandonato come un angelo caduto in volo cominciai ad assaporare il gusto del grana che si sposava meravigliosamente con la sue pelle, si può arrivare alle stelle dicendo un semplice sì. Ho sempre amato gli esseri docili che sanno esser duri quando occorre e posso confessare che all’occorrenza qualcosa di duro ci fu. Giocavo con le mie labbra e la mia lingua sul suo formaggioso corpo, mi divertivo ad avvicinarmi al suo sesso ed allontanarmi per sentire ancora di più la sua voglia che germoglia come una foglia a primavera dal mattino alla sera. Sentivo che rischiava di venire, decisi allora di sfruttare la situazione approfittando della sua erezione. Mi misi su di lui, fu fantastico avere il suo caldo grosso membro del partito di centro dentro me. Venimmo quasi subito, scoprimmo così di essere entrambi tipini puntuali.

Brassaï

Brassaï

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