Taleggitudine

 

Avevo finito il taleggio ed era un po’ come se avessi finito di vivere. 
 
Quando non hai il taleggio/e ti manga il coraggio/di cercare un parcheggio/in un giorno di maggio/in quel grande passeggio/dove smerciano formaggio, hai come un blocco della tua vita, ohi vita mia e del tuo cuore e chistu core. Volevo uscire ma ero tormentata dalle mie ansie, non volevo vedere nessuno, le mie ultime avventure sentimentali mi avevano depressa, avevo paura di confrontarmi con la gente di mare che se ne va, dove gli pare e dove gli va. Voi, avvilenti formiche da parquet che vi trascinate lungo le strade che non portano mai a niente, non potete comprendere il consequenzialismo dell’ambito giuridico dei paesi anglosassoni privi di gorgonzola e roquefort. 
 
Voi ragazzi di oggi, voi, con tutto il mondo davanti al voi, non avrete mai la possibilità di pungolare le vostre menti con il buco intorno e di titillare le vostre papille prive dei sentori equanimi per erborinati sopraffini. Io sono Sabrella Sant’Atroce e sono fatta della stessa sostanza di cui sono fatti gli scalogni, dolce e acida, fermentata al punto giusto con una punta di piccante e un retrogusto al sapor di cioccolato rende il latte prelibato. Amo conturbarmi incessantemente pensando ai mie seni coperti di robiola mentre sono abbandonata su un letto di radicchio trevigiano con la benedizione prostatica della mia mistica favorita: Santa Rita S’Accascia. Cibo e sesso, vibro e amplesso, questo è ciò che conta ed è per questo che decisi di sfidare le mie paure, vestirmi con il solito sobrio completino in lattex riciclato e lattice appena munto, truccarmi la faccia dell’anima mia e andare con coraggio alla ricerca del formaggio perché non c’è niente di peggio che ritrovarsi senza taleggio. 
 
Entrai all’iper in sul calar del sole, recando in mano un marzolin di rose e di robiole, mi sentivo pronta ed  Ecci Tata come non mai, avrei affondando i mie sensi nel taleggio, avrei incontrato qualcuno con cui assaporare l’aroma dolce, delicato e a tratti veemente del formaggio che mi libera la mente. 
 
Non avevo più avuto nessuno dopo la mia relazione con  Alessandro Barrique ad eccezione della mia partecipazione a qualche menage a trois, qualche festino particolare con alcuni fusti nigeriani ed alcune esercitazioni di carattere sessuale con un amico in più, con un amico in più. Avevo deciso di abbandonare ogni mia resistenza e tornare a praticare l’amore, in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Fu così che in mezzo ai pecorini di fossa ed i caciocavalli vidi quell’uomo, strana figura bellissima che emergeva  in mezzo alla plebaglia ingobbita spingitrice di carrelli e frustrazioni. Lui era l’unico che si distingueva dalla massa con quell’aria ruffiana e leggera del sabato sera, lui, l’eccezione che confermava la provola. 
 
Mi avvicinai facendomi notare mentre accarezzavo voluttuosamente l’Auricchio per fargli intuire, in modo subliminale, quali fossero i miei desideri ignominiosi. Fu così che quell'uomo cominciò a insinuarsi fra me e il camembert. Sapevo che da li a poco saremmo stati insieme e ci saremmo perduti deliziando i nostri palati di formaggi e di noi.
 
La vita ricomincia, la solitudine è solo una brutta canzone di Laura Pausini. Io avevo deciso di ripartire dal taleggio. 
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