Quel sesso sul quale non avrei mai scommesso

Abbandonata da tutti in questo Agosto caldo e umido come le gocce di Gim, riempio la mia solitudine di ricordi persi nel tempo della mia stagionatura. Le idee e gli amici vanno e vengono, ma i formaggi restano e permane lo spirito di Santa Rita S’Accascia a vegliare su di me, anche se su di me avrei preferito Remo il focoso amante romano che incontrai anni fa in un’estate come questa dove solo i caciocavalli appesi nelle segrete delle mie memorie mi tengono compagnia.

Vagavo insolente per la periferia scoscesa delle asimmetriche mestizie che si sciolgono selvatiche d’agosto ai bordi delle strade infiammate da piogge lapidarie rumoreggianti echi solari come grandine secca su asfalto malcelato bagnato dai raggi delle controversie ritardanti per lui e stimolati per lei. Sola, ancora una volta ero sola per mia scelta, non mi ero ancora decisa a ricomprare le batterie del mio vibratore e poi in fondo giocare in solitaria non mi andava, tanto non vincevo mai e si, bisogna saper perdere. Continuai a camminare lasciandomi dietro le spalle i palazzi grigiastri fumosi di pesce ritoccato dai cineasti estasiati di glutammato e dalla soia ricorrente. Non sentivo le voci, ma solo le croci, scorgevo i cipressi e sentimenti inespressi. Le gambe cominciavano ad affaticarsi e dopo un paio di chilometri, che saranno stati metri inespressi della mia circostanziale inattività, scorsi un piccolo rifugio decadente di fronte ad un’antica torre sul fiume. Mi fermai in cerca di acqua, cacio e sollievo. Intorno a me odore di sigaro, voci rumene e anziani di carte ingiallite briscolanti partite decennali. Nell’aria, si respira ancora sai, nell’aria c’è polline di te anche in una circolo fuori mano, fuori tutto, i saldi non erano ancora terminati. Entrai nel bar che negli anni aveva visto sicuramente giorni migliori, forse anche peggiori, ma non potevo dirlo, in fondo ero solo una vergine mnemonica assetata e potevo soltanto sapere quant’è buono il formaggio con le pere. Bevvi l’acqua con la voracità di un cane di cotone idrofobo, stavo per andare via quando mi sentii mancare e caddi nelle braccia di un uomo dall’odore forte di Castelmagno. Rinvenni qualche minuto dopo stesa sul logoro tavolo da biliardo del fatiscente circolino. L’uomo mi disse che probabilmente avevo avuto un calo di pressione forse dovuto all’affaticamento e al calore che ristagnava sotto il mio completino di pelle sintetica. Volevo alzarmi ma lui mi consigliò di rimanere stesa e di bere ancora dell’acqua, mi tolse le scarpe e sentii quella sua mano ruvida sulla mia pelle che mi faceva arrivar alle stelle dicendo un semplice si. Rimase con me carezzandomi il viso con un sorriso, era bello con le sue rughe, con le sue fughe, si preoccupava di come stavo e si offrì di riaccompagnarmi a casa. Cercai di tirarmi su e lui mi sostenne, io presi la sua mano e la portai sul mio seno vibrante pericolo costante. Eravamo noi due, soli in quella stanza e tutto il mondo fuori, cominciammo a toccarci in tutti i modi, in tutti i nostri luoghi e in tutti i nostri laghi. La sete d’acqua si trasformò in un accecante voglia di confondersi nei nostri corpi, lui percorse i meandri sinuosi dei mie anfratti più segreti con le sue dita e con la sua lingua. Si abbeverò dai mie capezzoli turgidi che gli offrii generosamente come fosse un agnello bramoso. Io presi il suo guerriero inflessibile fra le mie mani e poi con la bocca lo sospinsi avidamente facendogli provare nuove sensazioni e giovani emozioni. Vibravamo come due falene sotto i neon innervositi da alistofalgide ubriachezze, elettrici e frementi ci avvicinammo al flipper, io infilai la moneta, lui infilò il suo membro nella mia natura calda e selvaggia. Le mie mani sui tasti, le sue mani sulle mie, lui dietro di me, dentro me, come palline impazzite oscillavamo fra un bonus e l’altro, fra un game over e afrodisiaci insert coin. Ci perdemmo nel tempo, nel calore di un momento, raggiungemmo orgasmi idiosincrattici di fluidi irruenti e ci placammo quando ormai tutto era scoperto, tutto era provato. Non c’incontrammo mai più, momenti del genere non si possono ripetere, non ci sarebbe stata una seconda volta, in quel circolino di fronte alla torre sul fiume non ci avrebbero fatto rimettere più piede e in altri luoghi difficilmente avremmo trovato un flipper così eccitante.
Fra una stecca e l’altra avevamo consumato ogni amplesso regalandoci del sesso sul quale non avrei mai scommesso.

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