Perdida en el queso

Ormai non faccio più sesso con Alessandro ed ho pure finito la mia scorta di Squacquerone di Romagna, che senso ha continuare una vita di ermenegildianze vaghe con sospiri lautenti nei boschi di sera? Prego forte la mia mistica, ma Santa Rita S’Accascia non sembra volermi dare alcun segno.

Sogno un cimitero di campagna e io la mentre, cosparsa di Quartirolo Lombardo, mi stendo all’ombra dell’ultimo sole dove si era assopito un pescatore. Cosa farò? (mamma mia che disordine!), cosa farò? (quanti giorni da spendere) … eppure il vento soffio ancora.

Voi reliquie di pseudo umanità consumata in fretta nei bar in una notte senza luna, senza stelle e senza brividi sulla mia pelle, non potete capire l’ansia circospetta che affligge una donna che straborda tette e creatività da tutti i pori. Bramo ancora di sentire quel fremito lungo il mio giunonico corpo e lungo il Tevere che andava lento lento. Non posso vivere senza l’emozione del momento e poi di corsa verso il vento cosparsa di groviera, che sia mattina o sera. Ardo di desiderio per un uomo che non c’è, che non è più presente con il corpo e con la mente. Dovrei lasciarlo, avventurarmi in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi alla ricerca di qualche cosa di più di uno scrittore alcolizzato che ormai non è più capace di scrivere niente e che neanche tiene più le sue lezioni alla Scuola Golden di Orino. Devo trovare il coraggio, devo trovare il formaggio … Ormai il mio conto in banca è stato prosciugato da pessimo wisky, cigarettes & coffee e niente più. Forse dovrei fare qualche straordinario dai miei mocciosi svizzeri, almeno la un po’ di emmenthal lo rimedio sempre.

Mi sto perdendo, sto rinunciando a quella che io sono: un’eroina erotico casearia, il sogno perverso di ogni abitante di Gorgonzola. Devo ritrovarmi, non posso rinunciare più alla mia magica perversione e, sebbene con il mio uomo ne abbia provate di tutte per riaccendere la nostra passione, credo sia giunto il momento di andare avanti senza voltarsi mai.

Ho cambiato la serratura della mia porta, quando Alessandro tornerà a casa, semmai dovesse ritrovare la strada, la troverà chiusa come è chiuso il mio cuore che per lui gridava amore. Mi vesto di lamé come l’elefante gay e sola me ne vo per la città, passo fra la gente che non sa, che non vede il mio dolore. Vago cercando qualcosa d’importante, di unico e di grande, un qualcosa che mi dia uno speciale tremore, come un nuovo vibratore. Entro nella casa dell’estasi in cerca di nuove suggestioni. Osservo un signore assai prestante che mi scruta con gli occhi di un amante, non sarà amore e non è che mi dispiaccia un sacco quando l’occhio mi cade sul suo pacco. Lui mi fa un cenno, lo seguo ed entro in casa sua, sento le farfalle nello stomaco e le falene nel pancreas. Mi accarezza tastando la mia stagionatura, la mia bellezza generosa per natura, scarta il suo pacco e me lo mostra fiero, Dio quant’è duro per davvero. Lui certo intuisce le mie piccanti voglie quando d’improvviso arriva anche la moglie, che credendo di farmi uno smacco comincia anche lei a maneggiar quel pacco. Uhm…è meraviglioso questo menage, mi sento ancora viva come non mai e gioisco con lei del pacco che una volta privo di ogni vestizione si rivela in tutta la sua magnifica forma di parmigiano reggiano DOP, godo!

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