Io, Rocco, la Provola e poi … Volunia

Rocco arrivò puntuale e sconvolgente come una cartella di Equitalia. Entrò in camera mia e si fece largo fra i cacicavalli appesi che davano alla stanza quell’allure così particolare. Dio se era bello. La sua pelle profumava di Crottin de Chavignol, i  suoi occhi così scuri mi ricordavano la sorprendente  voluttuosità del tartufo nero conficcato nel pecorino di Pienza.  Difficilmente mi era capitato d’incontrare un uomo che stravolgesse tutti i miei sensi e le mie rotatorie, riusciva ad invertire le mie marce senza aver bisogno di premere sulla frizione, forte di quel  gran pezzo di cambio di cui la natura l’aveva fornito.  Mi ero fatta trovare vestita interamente  di cellophane ambrato,  lui mi scartò facendomi girar come fossi una bambola e mentre lo stereo diffondeva  l’estasi , le voci e l’ansia d’amore di Andrea Giordana e della divina Maria Sole Solinas si diramavano sui nostri corpi rendendomi arrendevole ad ogni proposito del mio bel italo francese.  Lui mi prese che ero  ancora in piedi intenta a tagliare le pere che sarebbero state il contorno perfetto delle nostre formaggiose perversioni.  Amava legarmi al letto con la cordicella della provola per poi indugiare sulla mia pelle coperta di mousse di ricotta di capra.  La sua impetuosità mi lasciava senza pensieri e parole,  ma che ne sapevo poi io di un campo di grana? Ogni volta che ero vicina all’apice del piacere  lui si fermava per gustare l’Auricchio piccante dandomi il tormento che mi rendeva bella senz’anima.  Non so se Santa Rita S’Accascia avesse passato tanto tempo prostrata  quanto me, di sicuro so che  Rocco mi mandava in trance ed ero quasi certa di riuscire  a percepire  la stessa esaltazione della mia mistica ispiratrice. In intimità gli piaceva che lo chiamassi Roquefort poiché ne sprigionava tutta la sua maschia essenza. Voi,  piccoli gnomi di periferia dove i tram non vanno avanti più, non potete neanche immaginare quanto anche  un uomo può essere dolcissimo specialmente se al mondo oramai gli resti solamente tu.  Fra un orgasmo e una fetta di provolone mi raccontò che voleva mettersi in proprio ed aprire una rivendita di formaggi erborinati,  mi disse che avrebbe lasciato presto  la città per realizzare il suo sogno ad Asiago.  Lo avrei seguito in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, orami avevo capito che era l’uomo per me, fatto apposta per me.  Non mi riconoscevo neppure io, persa innamorata del mio Roquefort di cui mi saziavo ogni notte, ero certosina di aver trovato la mia casa, il mio caseificio naturale, non avevo altri desideri che lui. Avrei abbandonato il mio lavoro di babysitter dai due mocciosi svizzeri rinunciando alla lauta paga in emmenthal che i loro genitori mi elargivano, avrei lasciato la mia casa i miei quattro fratelli, (non scordate che ho quattro fratelli),  sarei rimasta fedele e legata a quell’uomo come un formaggio d’autore legato alla tradizione popolare. Mi sentivo pronta a cambiare vita, ohi vita mia, avevo già fatto i bagagli stipando nelle mie valigie quanto più formaggio potessero  contenere mentre  all’improvviso per strada fui colta da un strani claudi bagliori, immediatamente pensai  alle luci a San Siro di quella sera.  Mi sentii come paralizzata, mollai i formaggi molli e quelli duri, un fascio mi passò davanti fischiettando faccetta nera poi ci fu solo la voce del silenzio e apparve lei, la creatura più bella che avessi mai visto, due seni di misure inusitate, un sedere così sodo da fare invidia ai fusti nigeriani di fontaniana memoria. Non avevo  mai visto delle curve così pericolose neanche al circuito del Mugello, i suo occhi erano grossi laghi neri che mi spogliavano come fossi nuda e senza seno, le sue labbra sembravano attirarmi come due poli con la menta intorno.  Si chiamava Volunia,  veniva dal pianeta  YYZ della costellazione dei Rush e con uno sguardo riuscì ad azzerare il mio passato.

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