50 sfumature di cacio

Quando studiavo Lettere e Testamento alla Stilton University di Cheesington una mia amica mi chiese se potevo sostituirla per un’intervista a Marcus Cheddar amministratore delegato della Cheddar Holding Inc.

Arrivai all’appuntamento vestita sobriamente con il mio solito completino il latex nero, lui mi aspettava nel suo ufficio con un vassoio pieno di formaggi. Marcus era un uomo affascinante, capelli brizzolati, grandi spalle, voce suadente e un pene notevole che sembrava cesellato dal Bernini, in effetti mi faceva pensare ad una saliera. Entrai, lui mi esaminò attentamente e poi si offrì di farmi assaggiare tutto quel suo ben di Dio, io all’epoca ero una timida studentessa non ancora folgorata dalla mia mistica di riferimento Santa Rita S’Accascia e per un momento esitai, ma poi pensai che quello sarebbe stato il mio futuro lavoro e che dovevo accettare quell’invito. Marcus prese con le sue dita un pezzo di Montasio e lo portò alla mia bocca, io me ne deliziai lentamente come un fiume che corre lungo la corrente, ma poi la cosa si fece più fremente e mi trangugiai anche la Toma languidamente. Lui non parlava molto, si limitava ad osservare le mie reazioni ogni qual volta leccavo il Gorgonzola dalle sue dita, fu così che divenni la sua schiava. Voi piccoli umani non potete sapere quanto è buono il formaggio in certe atmosfere, non a tutti è dato di potersi deliziare dalle dita di un un uomo che poi ti sa amare in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Con Marcus sfidai tutti i limiti e confini, lui sapeva come farmi provare nuove sensazioni e giovani emozioni.

La nostra relazione durò alcuni mesi, ci vedevamo spesso nel suo ufficio o negli alberghi di periferia dove i tram non vanno avanti più, dove l’aria è popolare ed è più facile sognare. Lui mi fece conoscere ogni segreto dell’amore, ogni posizione fino ad allora a me sconosciuta: da quella del semplice impiegato dell’ufficio reclami alle più alte manageriali. Ma Marcus non era mai soddisfatto e si spingeva sempre oltre, ricordo una volta che mi legò ad una sedia e mi cosparse si burrata lasciandomi delle ore in quella posizione, cominciò poi a toccarmi solo quando il tutto si era solidificato e staccò con la sua bocca piccoli pezzi di formaggio dalla mia pelle facendomi veder le stelle. Viveva il sesso compulsivamente e io dovevo solo obbedire, spesso portava con sé altre persone, perlopiù sconosciuti, mi diceva di stendermi e poi appoggiava sul mio corpo nudo e crudo varie selezioni di formaggi di cui i suoi commensali si deliziavano. Mi costringeva a rapporti sadomaso, m’impartiva ordini su come mi dovevo vestire, come dovevo truccarmi e pettinarmi, cosa dovevo dire, fare e baciare. Fu solo quando ormai avevo sperimentato gli abissi più profondi del nostro rapporto malato che decisi di mollarlo, farmi legare, bendare, tastare dai suoi amici era ok, ma stirargli pure le camicie no!

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